Sonic Manzan, intervista con Bologna Violenta

 


Nicola Manzan è un musicista trevisano sulla trentina. Ha una notevole esperienza con band hardcore come i Full Effect. Adesso scrive musica da solista tramite il suo progetto principale “Bologna Violenta” e in passato ha collaborato in studio e/o dal vivo con grandi nomi del panorama nazionale come Teatro Degli Orrori, Alessandro Grazian, Baustelle, Paolo Benvegnù e molti altri. E’ uno one man band(anzi One Man Philharmonious Orchestral Attack secondo il suo sito FB) e suona dal vivo chitarra o violino con l’ausilio di una batteria elettronica. La sua musica è un violento collasso di grindcore, cyber-punk, elettronica e musica classica, il tutto legato dall’estetica e l’amore per i film poliziotteschi anni 70′ e i Mondo movies. Immaginate il nostro eroe che se ne sta tranquillo per i cazzi suoi ed a un certo punto viene posseduto contemporaneamente da Uto Ughi e Mitch Harris dei Morte al Napalm con l’attitudine del Tomas Millian pre-Monnezza. Ne viene fuori un musicista dal gusto sopraffino con un urgenza musicale che gli permette di fagocitare riff di chitarra del migliore metal estremo oppure malinconicissimi assoli di violino. Lo abbiamo intervistato perché fondamentalmente lo adoriamo e crediamo nella sua santità.

1 ) Ciao Nicola, prima di tutto, grazie di esistere!

– Grazie a voi per lo spazio che mi concedete!!!

2 ) Cosa bolle nella pentola della violenza bolognese e quali sono i tuoi ultimi progetti?

– Beh, ci sono un bel po’ di cose che sto portando avanti. Innanzitutto il mio ultimo album dovrebbe uscire in Europa verso fine anno, quindi sto cominciando ad organizzare date fuori dai confini nazionali e sto cercando di capire come muovermi.
Sto preparando anche la versione in vinile di Utopie e piccole soddisfazioni, dovrebbe essere una versione deluxe, con copertina gatefold ed un pezzo in più rispetto al cd.
Sto per iniziare a registrare pezzi nuovi, ci sono compilation e split in arrivo, ma è ancora presto per parlarne.
Per quel che riguarda i progetti paralleli a BV, continuo a collaborare con vari gruppi come arrangiatore e sto cominciando a lavorare ad un progetto di Mitch Harris (chitarrista dei Napalm Death), ma anche qui siamo ancora all’inizio, quindi un po’ presto per parlarne e per poter dire se e quando uscirà.

3 ) Negli ultimi anni hai aperto concerti per pesi massimi del nichilismo musicale come Melt Banana, Converge e Napalm Death. Queste esperienze hanno avuto influenza nel tuo processo di scrittura?

– Devo dire che ho suonato con gran parte dei miei gruppi ispiratori e che rispetto di più, e per questo mi sento molto fortunato. Cerco sempre di imparare qualcosa dalle band con cui divido il palco, quindi di sicuro sono stato in qualche modo influenzato dal loro modo di suonare, dall’attitudine e da ciò che mi hanno comunicato in generale.
La grande differenza tra me e queste band è che loro sono appunto delle band, quindi l’approccio dal vivo è molto diverso, quindi immagino che anche il loro modo di scrivere i pezzi sia parecchio lontano dal mio. Credo che questi gruppi mi abbiano insegnato più cose dai dischi che non dai concerti, ma ciò che più mi è rimasto dentro dopo le esperienze dal vivo sono l’umiltà e l’energia che mettono in tutto ciò che fanno. E’ incredibile come queste band che hanno un seguito mondiale si rivelino poi delle persone molto tranquille, libere da rockstarismi fastidiosi che sono tipici di chi è famoso solo in Italia.

4 ) Quali pensi che siano i chitarristi che si sono spinti più lontano per quanto riguarda l’estremismo sonoro in ambito hardcore o anche in altri ambiti?

– Beh, parlando sempre delle stesse persone, direi che Agata dei Melt Banana è uno dei migliori da questo punto di vista. Lui è uno che ha davvero portato avanti il suono della chitarra, magari tenendolo fedele a certi stilemi hardcore, ma mettendoci molta personalità nell’uso degli effetti e nella scrittura in generale. Fa un certo effetto vederlo suonare dal vivo, non ha una marea di pedali, per capirci, ma quelli che usa sono sfruttati al meglio ed in un modo davvero personale (e ad una velocità incredibile!!!).
Negli anni sono rimasto sconvolto da parecchi chitarristi, magari non così estremi, ma dotati di una grande personalità, come ad esempio Chris Spencer degli Unsane. La prima volta che li ho visti, nel ’99, credo, sono rimasto sconvolto dal suono che usciva da una Telecaster distrutta e da un Marshall normalissimo. Non credevo davvero che potesse essere così potente e devastante.

5 ) Si sente tanto bel parlare di Annizero, Paese Reale e tanti altri qualunquismi da crisi pre-fine del mondo. Secondo te c’è un elemento effettivo che ci può permettere di definire il periodo che stiamo vivendo?

– Ormai gli Annizero son passati, il Paese Reale è stata una mossa apprezzabilissima degli Afterhours che hanno cercato di far vedere il lato più umano della scena italiana, ma il risultato finale non era all’altezza dell’idea di partenza. Insomma, i pezzi all’interno del cd sembravano più o meno una serie di scarti degli album dei relativi artisti, e questa è stata l’ennesima zappa data sui piedi. Come dire: il Paese Reale è un altro, rispetto a quello della tv, ma tutto sommato non è neanche questo granché, alla fin fine… Ecco, probabilmente il problema è proprio questo: la sufficienza con cui vengono fatte molte cose in Italia. Tutti bravi a criticare, tutti bravi a dire come devono essere fatte le cose, ma poi alla fine solo pochi ci mettono l’anima in ciò che fanno, pur continuando a pretendere grandi risultati col minimo sforzo. Mi sembra l’epoca del qualunquismo generalizzato, dei diritti, ma non dei doveri, della ricerca del risultato facile ed immediato. Secondo me così non funziona ora come non è funzionato in passato e forse non funzionerà mai. Negli ultimi anni con internet è tutto molto semplice ed immediato, ma ciò non vuol dire che i risultati siano migliori di vent’anni fa, per capirci. Soprattutto, non credo che la velocità di scambio di idee ci renda migliori o più capaci. Non importa quanti “mi piace” hai sulla pagina, se poi i dischi non sono un granché e se i concerti non sono ad un buon livello. MySpace ci ha insegnato che un gruppo può avere il sito internet più figo del mondo, un numero spropositato di amici e via dicendo, ma alla fine quello che conta sono le canzoni ed i concerti. Il resto è fuffa.

6 ) Cosa pensi della situazione musicale italiana odierna? Un musicista come te riesce a “campare di musica”?

– Penso che la situazione in Italia non sia così male, se penso a quanti gruppi validi conosco. Se però si pone lo sguardo su ciò che offre l’Italia ai musicisti e agli artisti in generale, beh, c’è da mettersi le mani nei capelli. I cachet sono sempre bassi, i locali sono vessati da tasse su tasse e da una Siae che mette tutti in ginocchio. Insomma, sembra proprio che chi sta ai vertici non abbia capito che la cultura sia una risorsa e che vada quindi stimolata e appoggiata. E’ il solito sistema per cui chi sta in alto deve cercare di prendere tutto, alla faccia di chi sta sotto.
Ad ogni concerto mi ritrovo a parlare coi promoter, ma anche col pubblico, dei problemi che abbiamo per suonare e per riuscire a organizzare serate, e in genere i problemi sono più che altro burocratici, di permessi, di soldi da pagare. La Siae, ad esempio, dovrebbe garantire che i diritti di esecuzione vengano pagati dal gestore del locale all’artista; questa è una cosa buona, non c’è che dire. Bisogna però sottolineare che questo non avviene, ovvero: il locale paga un centinaio di euro per i permessi e per il modulo da compilare per ricevere i diritti d’autore, ma poi la Siae non dà agli artisti tutti i soldi che spetterebbero loro. Io potrei campare tranquillamente di musica se la Siae mi pagasse tutti i concerti che faccio, ma questo non succede (e soprattutto, nessuno ha il potere di cambiare le cose, né noi dal basso, né qualcuno dall’alto, cosa tipica dell’Italia peggiore, in cui chi sta al potere diventa intoccabile). Quindi negli anni ho imparato a correre ai ripari, per così dire, cercando di eliminare tutto il superfluo dal mio quotidiano per cercare di investire tutto ciò che ho nella musica. Non è una cosa semplice da fare, ma penso che se un ragazzo giovane vuole fare il musicista, dovrebbe pensare che, essendo la sua passione, dovrebbe incanalare tutti i desideri e le energie in quella direzione, altrimenti non riuscirà a raggiungere i risultati sperati.
La cosa che più mi rattrista è vedere che all’estero i giovani sono spinti a fare sempre di più e meglio, mentre qui si lotta per anni per vedere poi solo delle briciole.

7 ) Parlaci dei tuoi ultimi ascolti. Quali sono per te i più validi artisti italiani e non oggigiorno?

– Ultimamente sto ascoltando molta musica pesante. Sono rimasto stregato dall’ultimo dei Mastodon, mentre quasi quotidianamente mi ascolto l’ultimo dei Napalm Death (o quelli precedenti, a scelta), Brutal Truth e varie cose che trovo in internet (consiglio a tutti di andare a scaricare in modo sconsiderato dal sito www.grindcorekaraoke.com, c’è un sacco di musica estrema in free download!). In genere, comunque, tendo ad avere ascolti molto variegati, in base al momento della giornata o a quello che mi va di ascoltare, non importa sei sia grindcore, classica, elettronica. Cerco di ascoltare più musica possibile, anche se certi giorni mi piace stare nel più assoluto silenzio.
Di band italiane valide ce ne sono molte, mi sono piaciuti molto i Movie Star Junkies che ho visto dal vivo di recente, trovo molto interessante il nuovo disco di Edipo, mentre tra le nuove leve mi sento di citare sempre i Fast Animals and Slow Kids, che ogni volta mi stupiscono, vista la loro giovane età legata ad una padronanza di palco e strumenti davvero fuori dal comune. Ovviamente ce ne sono anche molti altri, ma dovrei fare una lunga e noiosa lista di cose che mi piacciono o che mi hanno più o meno colpito.

8 ) “Utopie e piccole soddisfazioni”, questo titolo ha una valenza generica o si riferisce a tue esperienze personali?

– Il titolo nasce ovviamente dalla mia esperienza, ma ho subito sentito che ha in sé una valenza generica, come dici tu. Tutti più o meno abbiamo delle utopie in testa, quei grandi ideali che ci spingono a fare sempre meglio, a sfidare noi stessi. Ovviamente, però, le utopie restano tali, quindi irrealizzabili. A questo punto il mio consiglio è quello di cercare di goderci le piccole soddisfazioni che ci riempiono le giornate, quelle piccole cose che succedono, magari irrilevanti per il mondo che ci circonda, ma che rendono le nostre vite così speciali.
E’ un po’ un monito, per capirci: nonostante non riusciremo mai a raggiungere certi obbiettivi così “alti”, possiamo comunque essere felici con le nostre piccole soddisfazioni che a volte, senza che neanche ce ne accorgiamo, sono più grandi di quello che sembrano ai nostri occhi.

9 ) Qual’è la cosa che odi di più al mondo?

– Una cosa che odio profondamente sono gli insulti gratuiti su internet. Youtube è il social network probabilmente più figo in questo momento, ma è pieno di persone che insultano altre gratuitamente. Secondo me è una cosa da pazzi. Giusto dare un giudizio, ci mancherebbe, ma gli insulti sono una cosa stupida e che mi irrita, anche se non sono rivolti a me. Purtroppo stare dietro un computer fa sì che ci sentiamo forti e liberi di dire ciò che vogliamo, ma come diceva un vecchio adagio: meglio star zitti e dare l’impressione di essere stupidi, piuttosto che aprire bocca e dimostrare di esserlo.
Al di là di questa piccola considerazione, pensando su larga scala, penso che la cosa che mi fa più star male è l’ingiustizia. Qui in Italia ormai siamo abituati all’ingiustizia, visto che la legge non è uguale per tutti, visto che di continuo siamo maltrattati da chi ci governa, da chi ci dovrebbe difendere, da chi dovrebbe essere dalla nostra parte invece lo è solo di facciata. Questa cosa non mi va giù per nessun motivo.

10 ) La tua top 5 del poliziesco italiano.

1 – Milano odia, la polizia non può sparare
2 – Roma a mano armata
3 – Il cinico, l’infame, il violento
4 – La banda del gobbo
5 – Milano calibro 9

NESSUNA POLITICA
NESSUNA RELIGIONE
BERVISMO PER PIU’

Intervista a cura di Francesco Ciolfi

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